La storia della favola
Percorriamo brevemente la storia della favola dalle origini ai giorni
nostri.
La favola popolare è l’espressione di
quel patrimonio di fantasia che si forma in ogni tipo di civiltà
spontaneamente, per un bisogno connaturato dell’uomo.
Tramandato dapprima oralmente, fu poi raccolto da amatori e da studiosi,
e infine rielaborato dalla vena individuale di narratori e favolisti,
che vi aggiunsero elementi di invenzione personale. Spesso l’esigenza
della fantasia si innesta con la realtà dell’ambiente in
cui la favola è nata: cosicché, oltre a certi caratteri
naturali comuni all’inventiva popolare (contrapposizione tra il
buono e il cattivo, il furbo e lo sciocco, il tiranno e la vittima;
lieto fine a conclusione di una serie di più o meno intricate
avventure), non è difficile reperire nei tipi, nei nomi usati,
nei costumi adombrati, le caratteristiche che contraddistinguono il
paese di origine.
La favola ( in greco “muzos”, che si traduce letteralmente anche col termine “mito” ) ha una sua evoluzione nel tempo, secondo l’evolversi del popolo che la esprime. Raccolte famose appartengono alle tradizioni orientali, che, in tale forma, trasmisero ammonimenti ricchi di antica saggezza o avventure ricche di storie e fatti straordinari, di trovate e di imprevisti. Altre, quelle greche e romane, presentano elementi religiosi ( la nascita del mondo o cosmologia, le storie degli dei, degli eroi e degli uomini) in cui possiamo ricercare la trasfigurazione fantastica delle lotte dell’uomo contro la natura, del suo progredire verso la liberazione dall’ignoranza e da atavici terrori: queste sono chiamate propriamente “miti”.
Col progredire della società si afferma anche
l’esigenza di un tipo diverso di favola, più
critica nei riguardi dell’uomo e della società stessa :
nasce così la favola esopica che, assumendo come protagonisti
gli animali, intende attraverso di essi, rappresentare tipi umani ben
individualizzati: il prepotente, l’insaziabile, il furbo, lo sciocco,
il vanitoso, il superbo, ecc.
Tale genere favolistico è quello che
ha avuto maggiore fortuna e ha prodotto un più grande numero
di imitatori; infatti, per quanto il progresso trasformi l’aspetto
e l’organizzazione della società e il costume dell’uomo,
eterni sono gli istinti e i vizi dell’indole umana e, fortunatamente,
di pari passo si mantiene viva l’esigenza di condannarne gli inganni,
le passioni e i difetti.
La favola di Esopo fu portata a Roma da Fedro e da lui rinnovata nella
lingua e nello spirito; risorse nel Medioevo in Francia, quando nel
sec. XI la materia esopica fu raccolta da alcuni autori francesi che
collaborarono a compilare il Roman de Renart (Romanzo della volpe ),
che narra le avventure della volpe e del lupo. In esso sono raccontate
con vena copiosa ed arguta le avventure della furba volpe, che riesce
sempre, con imprevedibili e spassose trovate, a prendersi gioco di Ysenguin,
il lupo.
Il Quattrocento amò poco la favola moralizzante,
che invece fu rinnovata nel Cinquecento ( ricordiamo
in Italia il Firenzuola e A. F. Dini ).
L'ETA' BAROCCA:
L’età barocca, in Italia , Spagna, Germania, trascurò la favola, anche se coltivò la fiaba ( basti ricordare in Italia Lo cunto de li cunti di G. B. Basile); invece proprio allora in Francia Jean de La Fontaine pubblicò, a partire dal 1668, le sue stupende Fables, ricche di invenzioni e di umori, destinate ad avere tanto impulso nella favolistica posteriore.
Nel Seicento e nel Settecento i filosofi si divertirono a volte a
travestire da favole i loro alti concetti sull’uomo e sulla società.
Il Settecento, secolo dell’Illuminismo
e dell’educazione, fu l’età aurea
della favola, la cui teoria fu allora formulata dal Lessing
(1759).
Fra gli italiani ricordiamo A. Bertola, autore di un Saggio sopra
le favole ( 1788 ), L. Pignotti, G. B. Roberti, ecc.
I romantici, che pur predilessero la fiaba, respinsero la favola come
troppo didascalica e poco ingenua.
Ai nostri giorni una grandiosa epopea animalesca è costituita
dai Libri della jungla di R. Kipling (1894-95), che però sono
altra cosa dalla favola e dalla fiaba, mentre alla tradizione favolistica
si riallaccia, a suo modo, il poeta romanesco Trilussa.
LA FAVOLA DI OGGI:
Nei testi più recenti, soprattutto nelle favole del nostro secolo,
gli autori valorizzano con maggiore frequenza i comportamenti che si
differenziano da quelli della maggior parte delle persone ( gli atteggiamenti
non conformistici ) e spiegano anche che non sempre la verità
e la giustizia trionfano, offrendo in tal modo un’immagine poco
ottimistica della società, ma anche più veritiera ed educativa,
con intenti pedagogici.
Le differenze fra le favole di ieri e di oggi sono notevoli:
in queste ultime, tra l’altro, i personaggi e i luoghi vengono
descritti in modo dettagliato e la storia risulta più articolata.
Un esempio di scrittura di favole contemporanee di grande successo e
diffusione sono quelle di Gianni Rodari, dove lo scrittore, non solo
immagina di raccontare al telefono le sue storie, ma modifica anche
la morale. Per esempio, nella favola “Il topo dei fumetti”
il topo dei fumetti farà amicizia con un gatto invece che con
gli altri topi che non ne capiscono il linguaggio.
La favola, quindi , contrariamente a quello che i più credono, non è un testo semplice né “ da bambini “, poiché essa richiede la comprensione di diversi livello di significato (la storia, le qualità di cui gli animali sono simbolo, la morale).
Il nostro tempo non ha perduto il gusto della favola, ma vi ha inserito una più acuta carica critica e simbolica e moralistica, oppure ha fatto oggetto di studio tale genere letterario, attraverso le ricerche, le raccolte e le interpretazioni del patrimonio favolistico popolare. Le allusioni politiche, la satira della società attuale si affacciano attraverso la favola moderna, che continua a perseguire anche oggi lo scopo per cui è nata: ammonire divertendo.

