COCCO DRILLO, A. VOCETTA E I PESCI BALLERINI
una favola per bambini
Cocco Drillo, da bambino, se la cavava proprio bene. La mamma l’aveva
abituato a imboccarlo con un grande cucchiaio pieno di pesci squisiti
di ogni specie: una cucchiaiata la mattina per la prima colazione; una
cucchiaiata a mezzo giorno per il pranzo; una cucchiaiata la sera per
cena. A Pasqua, Natale e Capodanno, sei cucchiaiate complessive in luogo
di tre. La mamma, però, gli diceva spesso:
- Cocco mio, un giorno non ci sarò più, come farai?
Ma Cocco Drillo non se ne dava per inteso. Un giorno la mamma non ci
fu più. Cocco Drillosi mise, al solito, in una spiaggetta solitaria,
immobile, con la bocca aperta: niente cucchiaiate. Passò un giorno,
ne passò un altro e pur sempre niente cucchiaiate. Cocco Drillo
cominciò a preoccuparsi. Spalancò più che poteva
la bocca e chiamò disperato:
- Mamma, mamma, mamma, dove sei mamma?
Allora sentì una vocina lì accanto che gli diceva:
- Povero Cocco, non lo sai che di mamma ce n’è una sola?
La tua mamma non c’è più.
Cocco Drillo si voltò e vide una certa A. Vocetta che zampettava
lì accanto, beccando schifiltosa tra i papiri. Era lei che aveva
parlato. E, infatti, aggiunse dopo un momento:
- Spicciati a trovare una soluzione perchè io vivo dei resti
di cibo che ti rimangono tra i denti. Se non mangi tu, non mangio neppure
io.
Cocco Drillo domandò:
- Cosa debbo fare?
A. Vocetta rispose:
- Pensa.
- E che dovrei pensare?
- Pensa.
Cocco Drillo seguì il consiglio di A. Vocetta: si mise a pensare.
E pensa che ti ripensa, pensò una cosa che non aveva mai pensato.
Bisogna sapere che Cocco Drillo aveva una bocca immensa, anzi si può
dire che fosse quasi tutto bocca. Nella bocca aveva tantissimi denti
e una lingua lunghissima, liscia, morbida, simile ad un pavimento ricoperto
da un soffice tappeto.
Allora Cocco Drillo disse ad A. Nocetta.
- Senti, cara va’ ad avvertire tutti i pesci della zona che ho
deciso di aprire un locale da ballo,
cioè una balera. Luogo: la mia bocca. Seggiole e tavoli: i miei
denti. Pedana per le danze: la mia lingua. L’orchestra la sistemeremo
sulla punta della lingua. Vola, spicciati, va’ ad avvertire i
pesci che stasera stessa ci sarà l’inaugurazione con una
serata di gala e doni di valore per le signore.
A. Vocetta non se lo fece dire due volte. Volò sul fiume, che
era poi il Nilo, e fece la sua brava pubblicità, ripetendo a
perdifiato:
- Stasera grande serata danzante nella bocca di Cocco Drillo. Ingresso
libero. Si balla fino a mezzanotte.
- I pesci, figurarsi, si annoiano, poveretti, in fondo al fiume. Nient’altro
da fare tutto il giorno se non gironzolare tutto il giorno tra le alghe
e farsi le boccacce l’uno all’altro. Così decisero
di convenire in massa nella nuova balera di Cocco Drillo, all’insegna
del “Pesce d’oro”. Venne la sera. L’orchestra
composta da cinque ranocchie con chitarra, batteria e saxofono suonava
a perdifiato, tenendosi in bilico sulla punta della lingua di Cocco
Drillo. I pesci uscirono in processione dall’acqua, si inerpicarono
su per una scaletta e si inoltrarono nella boccali Cocco Drillo. Ai
loro occhi apparve una lunghissima sala, gaiamente colorata di lanterne
di carta rossa. In fondo alla sala c’era una striscia di tela
su cui si leggeva: “Buon divertimento!” I pesci sedettero
sui denti di Cocco Drillo, ordinarono dei rinfreschi, cominciarono a
ballare. Avete mai visto un pesce che balla? Beh, allora immaginate
cosa possa essere vederne cento che danzano tutti insieme.
Intanto Cocco Drillo stava fermo, con la bocca spalancata, gli occhi
socchiusi. Aspettava. Le danze seguivano alle danze e Cocco Drillo aspettava.
Aveva deciso di annunziare a mezzanotte in punto: - Signori si chiude.-
Nello stesso momento avrebbe chiuso davvero quella sua bocca smisurata
e avrebbe fatto una bella scorpacciata di pesci prelibati, freschissimi,
anzi vivi.
