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Favole antiche
Le favole da Esopo a Fedro

Esopo: le favole di Esopo

L’inventore della favola è considerato Esopo, uno scrittore greco vissuto nel VI secolo a.C., da cui prese ispirazione il poeta latino Fedro, vissuto nel I secolo d.C.
Della vita di Esopo gli antichi sapevano poco. Nativo della Frigia, visse come schiavo a Samo nel VI sec. a.C. Divenne presto un personaggio leggendario; si disse che viaggiasse molto in Oriente, in Grecia, soprattutto a Delfi.
Sono arrivate fino a noi redazioni di favole de Esopo di tarda età ellenistica , anche di età bizantina derivanti in parte da raccolte più antiche. Le sue favole si presentano con uno stile breve ed essenziale, i personaggi sono di solito animali, con caratteristiche a tipo fisso, uomini e dei , a volte anche piante; alla fine hanno una breve morale.
Esopo ha un suo carattere particolare: mediante le sue divertenti storie mette in luce pregi e difetti degli uomini con intenzione educativa e bonariamente satirica.

Presso i Romani la favola esopica, volgarizzata e accresciuta da Fedro, servì anche ad usi scolastici.
La creazione di Esopo ha avuto ed ha molta fortuna ed è stata imitata da favolisti di tutti i tempi e di tutti i paesi; ma anche se favole si incontrano in vari scrittori greci e latini, colui che ne fissò il genere fu appunto Fedro. Presso il mondo medievale ed umanistico vasta fu la popolarità di Esopo, di cui si riprese il genere con varie riduzioni e rifacimenti moralistici.

"Di esopo, una favola come esempio per riflettere"
Raccolta favole Esopo

Fedro: le favole di Fedro

Fedro,vissuto tra il 15 a. C. e il 50 d.C., è per noi quasi uno sconosciuto: le poche notizie che abbiamo sulla sua vita si ricavano dalle sue opere. Portato a Roma come schiavo dalla Tracia, ancora bambino, ricevette un’educazione letteraria. Fu poi assegnato alla familia di Augusto, cioè al complesso dei servi dell’imperatore; buon conoscitore della lingua greca ebbe compiti di pedagogo, cioè di insegnante. Per i suoi meriti fu liberato dalla condizione di schiavo e visse come liberto nella casa imperiale anche sotto Tiberio, Caligola e Claudio , avendo assunto il prenome e il nome del suo padrone: Caius Iulius Phaedrus .
Visse quindi nell’età imperiale che va da Tiberio a Claudio (19-45 d.C.) quando, morto Augusto, ci si avvia verso un ordinamento politico sempre più vicino alla monarchia assoluta. Gli ideali civili della Romanità, la profondità del pensiero e la stessa letteratura vengono a trovarsi in una condizione di crisi, con perdita della libertà e interventi repressivi nei confronti degli intellettuali.
In questo periodo Fedro scelse la strada della protesta, piuttosto che quella dell’adulazione del principe e lo strumento della sua opposizione divenne la favola, che permetteva una espressione dissenziente, ma allusiva attraverso l’uso dell’allegoria. La denuncia morale nelle sue favole non nasce da motivi personali, ma dall’interesse per la natura dell’uomo; il fine della sua opera è quello di fare riflettere sui costumi e sui comportamenti umani, non di singoli individui.

I personaggi delle favole di Fedro sono animali che parlano il linguaggio degli uomini del tempo: rappresentano le tendenze e i difetti degli uomini: “ il leone incarna la forza e la prepotenza, la volpe l’astuzia e la bassa ipocrisia, lo sparviero la rapacità, il lupo l’ingordigia infida, l’agnello la mansuetudine perseguitata, l’asino la rassegnata sottomissione, il cane ( più simile alla varia indole umana ) ora la fedeltà ora l’ingordigia ora la servilità contenta di sé” ( P. Frassinetti ).

La morale nelle favole di Fedro investe sia l’ambito della sfera privata , sia quello della vita pubblica, a volte ben distinti, a volte intrecciati in una stessa favola.
Troviamo elementi legati alla morale privata nelle favole:

  • “ Il cervo alla fonte “ (bellezza e bontà non sempre coincidono ),
  • “ Il cane e il pezzo di carne “ ( l’ingordigia ),
  • “La volpe e la cicogna “ ( chi la fa l’aspetti ),
  • “ La volpe e l’uva “ ( chi non può mostra di non volere ), ecc.

Temi a carattere più politico o privato che sfocia nel pubblico ritroviamo nelle favole:

  • “ L’aquila e la cornacchia “ ( non c’è scampo dai potenti ),
  • “ Il lupo e il cane” ( Il valore della libertà ),
  • “ Il lupo e l’agnello “ (oppressori e oppressi ),
  • “ La rana e il bue “ ( i ceti sociali ), ecc.

E’ autore di cinque libri di favole; i primi due furono pubblicati sotto Tiberio ( imperatore dal 14 d.C. al 37 d.C.). In essi Fedro, richiamandosi apertamente all’autore greco Esopo, spiega le caratteristiche della favola. La favola conta per il suo contenuto, per la sua saggezza e perché permette di dire indirettamente ciò che in certe condizioni non sarebbe facile dire apertamente.

"Scrive Fedro"
Raccolta favole Fedro

Brevemente: le favole e le storie nel Medioevo

A questo autore latino , attraverso la raccolta di rifacimenti delle sue favole ( note con il titolo di Romulus ) risale la copiosa produzione favolistica medievale.

Alla materia di Fedro si aggiunsero nel Medioevo anche elementi nuovi provenienti dall’antichità e dall’Oriente o dalle nuove condizioni di vita e di cultura; centro di diffusione della favolistica medievale, nei sec. 7°- 14°, fu la Francia del Nord.
Il Medioevo presenta poi un altro tipo di favole: l’epopea animalesca, che si aggira intorno alla volpe e al lupo e il cui più cospicuo documento è il Roman de Renard , opera di vari autori della Francia settentrionale e di vari tempi, che ebbe imitazioni, continuazioni, rimaneggiamenti per vari secoli.

I Personaggi delle favole antiche

I personaggi delle favole antiche sono animali, che rappresentano alcuni comportamenti degli uomini, i loro vizi e le loro virtù; gli animali delle favole pensano e si comportano come esseri umani e come questi hanno caratteristiche positive e negative.
Il ricorso al mondo animale è dettato anche dall’esigenza di comunicare messaggi che in maniera esplicita non potevano essere diffusi in periodi storici caratterizzati da regimi totalitari, come nella Roma imperiale.

Di Esopo è la favola seguente, dove il corvo insegna a non darsi per vinti di fronte agli ostacoli, ma anzi a tentare tenacemente di superarli, adoperando l’ingegno e un pizzico di fantasia.
“ Un corvo assetato lanciò ad un tratto un grido:
-Cra! Cra! Un’anfora! Un’anfora con dentro dell’acqua!
Sicuro, era proprio un’anfora, e dentro c’era proprio un po’ di acqua, ma tanto poca che copriva appena il fondo, e il corvo non riusciva ad intingervi il becco per sorbirla.
< Forse> pensò <se inclino l’anfora l’acqua si raccoglie da una parte e io posso sorbirla>.
Ma l’anfora era pesante, e il corvo non riusciva a smuoverla. Stava per abbandonare l’impresa, quando gli venne un’idea geniale. Col becco raccolse un ciottolo in giardino, lo trasportò fin sopra la bocca dell’anfora e lo lasciò cadere dentro. Il livello dell’acqua salì:. Allora il corvo portò un secondo ciottolo, e il livello dell’acqua salì un altro poco. E così via, finchè l’acqua non raggiunse la bocca del recipiente. A questo punto, salito sull’orlo dell’anfora e aggrappandovisi saldamente con le zampe, il corvo tracannò la più bella sorsata d’acqua della sua vita . “
In questa favola un altro animale, il corvo, dimostra che con la tenacia si arriva a superare qualsiasi ostacolo.


Scrive Fedro: “L’odiosa cornacchia si posò sulla schiena di una pecora e con il becco la tormentò e la picchiò a lungo. –Se tu andassi a fare questi sgarbi al cane - sospirò la pecora – li pagheresti cari!
Ben per questo non vado da lui, ma vengo da te – rispose pronta la cornacchia. – I dispetti li faccio ai deboli, con i potenti sono ossequiosa: campo cent’anni!”
La cornacchia di questa favola raffigura, da un lato la prepotenza esercitata nei confronti dei più
deboli e dall’altro il servilismo di fronte ai potenti.

Il leone, sinonimo di forza e prepotenza nelle favole di Fedro

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